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LA SCELTA DELL'ARTIFICIALE

Jun 19

Written by:
6/19/2013 12:05 AM  RssIcon

Criteri e strategie di scelta degli artificiali in relazione alle condizioni e alla tipologia ambiente-preda

Il pescatore a mosca, durante la sua carriera, attraversa due fasi di evoluzione. Nella prima fase egli usa delle mosche scelte per esperienza diretta, per caso o semplicemente perché gli sono state consigliate. Può continuare cosi per tutta la vita con alterne fortune come tutti e sentendosi appagato. Oppure può cominciare a chiedersi perché le sue mosche a volte sono catturanti e a volte no. In altre parole scopre la stretta relazione fra le sue mosche e gli insetti presenti sull’acqua, tra il modo di come le presenta al pesce e il comportamento di quegli insetti." (R. De Rosa)

Negli articoli precedenti abbiamo approfondito  diverse tematiche rivolte ad una corretta ricerca ed ad un corretto approccio con lo spot e gli scenari tipici dello spinning saltwater. L’anello che chiude questo percorso “mentale” e tecnico, momento di particolare importanza per il successo di una battuta di spinning, è la scelta dell’artificiale. Occorre però premettere che l’importanza dell’artificiale non va intesa come individuazione del lure miracoloso ed esautorazione dell’angler all’animazione e all’azione di pesca, bensì come all’individuazione dello strumento più adatto per stimolare la reazione di un predatore nella perfetta simbiosi tra pescatore e ambiente naturale. Spesso si da un’importanza eccessiva ad un modello in particolare o ad una livrea, basando tale attenzione più sul passaparola pubblicitario che sulla propria esperienza. Se però vogliamo smettere di dover contare sull’errore del predatore, sulla casualità e quindi sporadicità dell’attacco, ecco che sarà indispensabile domandarci come relazionare la nostra scelta alle condizioni che ci si presentano sulla scena di pesca. Preferiamo parlare di scena e non di spot proprio per cominciare, sin da subito, a focalizzare l’attenzione “teatro della predazione”, sul complesso dei meccanismi vitali che animano un luogo di pesca; le catene alimentari, la flora, la fauna, i mutamenti derivanti dall’azione delle maree e del moto ondoso, la stagionalità delle specie, la morfologia del territorio; sono tutti caratteri e connotazioni ambientali delle quali il nostro piccolo pescetto dovrà far parte o quanto meno trovarvisi in una giusta relazione.

Va chiarito da subito che esistono due modi differenti di cercare la preda. Il primo è un approccio di reazione che sfrutta circostanze a noi favorevoli quali la frenesia alimentare e la competizione tra vari esemplari, la schiuma, la scarsa visibilità, e ogni elemento che impedisca al predatore di valutare con precisione la natura di ciò che gli viene presentato e che quindi sarà attaccato “d’istinto”. Il secondo, per chi vi scrive più soddisfacente, è quello di smettere di contare sull’errore o la “svista” del predatore o sul puro riflesso condizionato e cominciare a costruirsi un complesso di capacità tecniche in grado di confrontarsi con l’ambiente naturale ed essere perfettamente in grado di prendere parte allo scenario della predazione attraverso la nostra esca di cui a quel punto saremo completamente attori piuttosto che semplici utilizzatori. Un vero e proprio clone di una preda viva. Va anche detto che confidare in soluzioni e artificiali che hanno funzionato in un particolare momento o semplicemente sono sulla bocca dei colleghi pescatori è molto rischioso e costituisce una falsa risorsa perché in condizioni differenti o semplicemente a noi sfavorevoli saremo destinati, citando ancora De Rosa, al triste insuccesso. Spesso occorre stanare un predatore apatico, e quindi saremo costretti a far leva su ogni accortezza per provocarne l’attacco.

Nella pletora infinita di prodotti esistenti sul mercato sia il neofita sia il veterano vanno a confrontarsi con prodotti molto diversificati ma che spesso sono repliche o implementazioni di concetti e tipologie già ampiamente affermati. Questa enorme disponibilità di artificiali rischia di rendere confusa la scelta di uno specifico artificiale una volta che ci si trova con i piedi in acqua o , peggio, di incorrere in una scelta sommaria o dettata da una fiducia riposta in concetti funzionali più al mercato che al pescatore. Ecco che quindi ritroviamo la necessità di avere metodo e chiarezza, uniche risorse in grado di soddisfare le richieste di quella particolare condizione di pesca.

È opportuno quindi ricorrere a concetti e domande che col tempo faranno parte della naturalezza dei nostri gesti e delle nostre scelte, donando immediatezza e successo alle nostre uscite a spinning.

Quando ci ritroviamo finalmente a pesca, consiglio di passare qualche minuto ad “ascoltare” le condizioni che ci si presentano, ad applicare sempre un ragionamento che ci porti con la testa sotto il pelo dell’acqua e ci faccia ricostruire mentalmente uno scenario di caccia. Sono considerazioni già ampiamente sviluppate nei numeri scorsi e che ora è il momento di utilizzare, a pesca!

Di seguito aiutandoci con la Tabella 1 analizzeremo i criteri più adatti per la corretta individuazione dell’artificiale rispondente alle nostre esigenze in pesca, tenendo conto che spesso i primi lanci sono determinanti e che il lancio continuo e ripetuto, magari dello stesso artificiale, nello stesso punto è estremamente deleterio a meno che non si abbia un ragionevole sospetto di star aspettando pesci di passo, come ad esempio alcuni pelagici. Molto più produttivo è il sondare vari strati e punti e persino attendere qualche minuto per ripristinare l’equilibrio. Non dimentichiamo che l’artificiale immette sempre e comunque un elemento nuovo nella scena di caccia e che spesso la visione o l’avvertimento continuo della sua presenza può essere controproducente.





Abbiamo tre grandi famiglie di elementi da valutare. Le condizioni, l’approccio, e le caratteristiche del lure.

In ognuna di queste colonne abbiamo i singoli aspetti su cui riflettere e che ovviamente sono legati tra di loro da relazioni e implicazioni più o meno dirette.

Da un’attenta valutazione di questi parametri nascerà la scelta di un artificiale quanto meno coerente con le nostre esigenze in pesca in un determinato luogo ed in un determinato momento. Perverremo all’identificazione di un “carattere” o un insieme di caratteristiche con le quali facilmente potremo tirar fuori dalla cassetta un artificiale ottimamente candidato alla cattura. Ovviamente ci sono tanti modelli di tante marche differenti che risponderanno più che bene alle nostre esigenze e quindi è essenziale tralasciare l’affezione ad un particolare artificiale ma piuttosto tendere ad individuare una tipologia generale: jerk, shad, pencil, tail, grub, popper e così via, e delle caratteristiche di spicco nel nuoto e nella livrea che ci sono necessarie in quel momento. Poi il resto lo farà la nostra intuizione, il nostro “manico” e soprattutto la tecnica di recupero già ampiamente illustrata in precedenza.

Tornando alla Tabella 1, che ci consente un criterio di scelta, andiamo ad analizzare i vari criteri illustrati tenendo presente che in questo articolo non vogliamo ne pretendiamo di esaurire argomenti vastissimi quali l’influenza delle maree, del modo in cui vedono i pesci, etc etc, argomenti per altro già trattati in precedenza. Piuttosto vogliamo sottolineare quanto questi fattori vadano considerati in stretta relazione tra loro ai fini di ottenere una scelta consapevole dell’artificiale adatto per ciascuna situazione di pesca.

CONDIZIONI

Strato d’acqua e corrente. Uno dei fattori che più incidono sulla scelta dell’artificiale è lo strato d’acqua nel quale dovrà nuotare o eventualmente gli strati da attraversare durante il recupero nel caso di artificiali affondanti. L’atteggiamento di un pesce che nuota in superficie, magari ferito o in fuga, è certamente differente da quello che nuota più in profondità, o nel gradino di risacca o in presenza di corrente laterale. Ecco che quindi dobbiamo riferirci alla “forza di nuoto” dell’artificiale ovvero il rapporto coerente tra la sua "resistenza" ad avanzare restando in un determinato assetto e il nuoto stesso, lo spostamento d'acqua, il ritmo, i wobbling. Questa coerenza con lo strato d'acqua, la corrente e il comportamento che si vuole riprodurre è fondamentale per una piena fiducia da parte del predatore. Ecco che quindi capiamo subito che questi elementi vanno raccordati col “carattere” del nostro artificiale e quindi con l’atteggiamento o comportamento che vogliamo imprimere alla nostra esca. Per fare ciò è imprescindibile valutare o almeno supporre l’attività presente sulla scena di caccia. Certamente un pesce in fuga avrà una “sonorità” in acqua e dei movimenti assolutamente diversificati da un pesce che razzola o che bruca sul fondo tranquillo. Se sappiamo che le preda stazionano sul fondo o tra i sassi come i ghiozzi, o i tordi o gamberetti,  ad esempio, ecco che il nostro artificiale sarà un silicone che razzola tra le rocce, con pause, strusciamenti e saltelli. Magari un cefalo nei primi strati d’acqua sarà ben “rappresentato” da un jerk che procede nel cavo d’onda e così via. Ancora una volta l’osservazione dell’attività presente sul luogo di pesca è di fondamentale importanza. Anche la corrente è un fattore determinante dal momento che la direzione di recupero e la “tenuta” dell’artificiale devono essere coerenti con le correnti che si attraversano. Ad esempio se sappiamo che avremo modo di attraversare durante il recupero zone con correnti differenti o addirittura opposte per intensità o direzione sarà meglio diversificare i movimenti o addirittura i lanci sondando prima l’una e poi l’altra zona piuttosto che attraversarle entrambe con lo stesso tipo di recupero o movimento. Certamente un artificiale che procede linearmente con tranquillità in una zona molto correntata o turbolenta è poco credibile in termini di nuoto, di vibrazione e quindi di successo della nostra azione di pesca.

APPROCCIO

Come abbiamo accennato sopra, possiamo decidere se orientarci su un approccio imitativo, oppure avvalerci dell’approccio di reazione. Nel primo caso cercheremo di utilizzare esche che per forma, taglia, colori e soprattutto mobilità riproducano il più fedelmente possibile una potenziale preda presente nella nostra scena di caccia. Questo, sia ben chiaro, non equivale tout court a selezionare esche iper-realistiche, ma piuttosto a individuare magari un elemento di spicco del nostro artificiale, magari un dettaglio del suo movimento o della sua silhouette che richiami in modo preponderante che riassume il concetto di preda che vogliamo presentare. Se invece crediamo che il predatore possa trovarsi in una condizione di frenesia o forte territorialità possiamo tentare esche di reazione, che basano la loro efficacia su meccanismi di riflesso condizionato e quindi utilizzano dettagli, movimenti o forme tese a provocare una reazione di puro istinto fulmineo da parte del predatore. È il caso di esche di superficie o anche di artificiali “silenziosi” che tendono a giocare sull’effetto sorpresa o sulla loro mimesi con l’ambiente, poco individuabili ed in definitiva predati proprio per istinto. E ancora artificiali in grado di incuriosire il predatore. Volendo sintetizzare fortemente nell’approccio imitativo si punta su un attacco provocato dalla fame o comunque dalle naturali strategie di caccia o territorialità del predatore. Con l’approccio di reazione si cerca l’attacco per pura territorialità, per curiosità, assaggio, scaccio, o comunque fattori di reattività immediata da parte del predatore.

CARATTERISTICHE

Eccoci giunti finalmente alla vera e propria scelta dell’esca che a questo punto dovrà “rispondere” alle condizioni osservate precedentemente e che va individuata attraverso i seguenti elementi che la caratterizzano: le dimensioni, la forza di nuoto, la silhouette, il comportamento/atteggiamento.

Quando si parla di dimensioni di un artificiale occorre soffermarsi sul fatto che le dimensioni di un oggetto che si muove e che ha un colore verranno percepite dal predatore fondamentalmente mediante la linea laterale e la vista e che quindi ha senso parlare di dimensioni percepite più che di dimensioni reali. Un artificiale che ha un nuoto lineare e magari una livrea trasparente o riflettente verrà percepito come qualcosa di poco invasivo. Viceversa i grandi spostamenti d’acqua provocati per esempio da un wobbling (scodinzolio) particolarmente ampio, o le colorazioni di contrasto ed opache, sono fattori particolarmente invasivi che rendono l’artificiale particolarmente presente e percepibile.

Abbiamo parlato di “forza di nuoto” un concetto spesso di difficile comprensione ma che è legato senz’altro alle caratteristiche idrodinamiche del nostro artificiale e che esprime molto del carattere della nostra esca e del comportamento che vogliamo simulare. È quindi molto importante relazionare questo parametro alle osservazioni fatte in precedenze quando abbiamo parlato di corrente e strato d’acqua. Diciamo in più che la forza di nuoto rappresenta un po’ il rapporto tra l’esca e il suo nuoto rispetto alle correnti. Esprime anche il rapporto tra wobbling e rolling cioè rollio e scodinzolio; possiamo avere artificiali più rollanti o più serpeggianti, artificiali nervosi o artificiali particolarmente discreti. Questo dipende molto dalle caratteristiche dell’esca ma molto dai movimenti impressi e dal rig utilizzato nel caso delle esche siliconiche, certamente più versatili e catturanti.

La Silhouette, è da intendersi sempre relativamente alla percezione del predatore che certamente per morfologia stessa dell’apparato visivo valuta con più accuratezza i contrasti piuttosto che i colori e quindi la livrea dell’artificiale, le specchiature, le riflessioni o le parti opache vanno direttamente a definire la silhouette risultante andando a influire pesantemente sulla reazione del predatore, soprattutto in quei casi dove il predatore, specie se di branco come i tunnidi, diventa ben volentieri selettivo per taglia, forma, dimensione e movimento rispetto ad un particolare tipo di preda. Ecco quindi che la silhouette può costituire un elemento di spicco del lure capace di vincere la diffidenza del predatore apatico o attrarre un’attenzione speciale.

Il Comportamento, è forse l’elemento di maggiore rilevanza durante l’animazione di un esca, specie in silicone. Occorre acquisire confidenza con il comportamento del pesce foraggio in carne ed ossa. Comprenderne le abitudini, gli atteggiamenti. Simulare un ghiozzo tra le rocce, o un cefalo in balia della corrente, o un’anguilla o anellide che si insabbia, non è una operazione semplice ma arrivare ad essere padroni di tutti quei movimenti della canna e del mulinello capaci di riprodurre i comportamenti di un pesce vero è qualcosa che quasi garantisce la cattura in presenza del predatore. Nei prossimi numeri parleremo di angolazione del filo e di gestione delle jercate e dell’elasticità della canna e del bando. Ma già da subito possiamo immaginare che maggiore sarà il contatto con l’esca e maggiore sarà l’opportunità di esplorare anfratti, canaloni, buche, spuntoni ed ostacoli: tutti punti che solo un perfetto controllo dell’attrezzatura e una padronanza dei gesti può efficacemente arrivare a sondare con un’azione di pesca completa e soddisfacente e non solo in termini di numeri e peso, ma soprattutto parchè offre l’opportunità della consapevolezza della cattura e quindi una maggiore conquista da parte dell’angler.    

Alcuni consigli invece validi sempre per l’utilizzo di tutti gli artificiali:    

  • 1.       Non insistere con lo stesso artificiale e con innumerevoli lanci nello stesso punto. Il predatore se c’è e la nostra animazione è valida non tarderà ad attaccare.
  • 2.       Se non si nota attività, iniziare sempre con un artificiale per dimensioni, nuoto e livrea poco invasivo a meno che non si abbia il ragionevole dubbio che il predatore sia già in caccia.
  • 3.       Inizialmente tentare artificiali simili alle potenziali prede presenti sullo spot.
  • 4.       Sondare ogni strato d’acqua con animazioni differenti. 
  • 5.       Fare una pausa e sospendere l’azione di pesca per qualche minuto ogni tanto. Magari spostarsi per poi ripassare.
  • 6.       Farsi un piccolo programma degli artificiali da utilizzare, tenendo presente che la sequenza degli artificiali è importante. L’alternanza di artificiali difefrenti può essere risolutiva.
  • 7.       Se si è in forte dubbio e non si riesce a pervenire ad una scelta convinta, utilizzare un’esca non troppo specifica, magari un ondulante per esempio.
  • 8.       Cercare di portare con se non più di 10 massimo 20 artificiali.
  • 9.       Passare molto tempo a studiare il movimento degli artificiali in relazione ad un certo comportamento che si intende simulare.
  • 10.   Provare a catturare nello stesso spot con artificiali differenti.

Puoi scaricare l'articolo completo pubblicato su Solo Pesca da riva qui:

ARTIFICIALI_come sceglierli.pdf



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Categories: Tecnica

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